“The Social Dilemma” è il docufilm del momento, una produzione Netflix che analizza il mondo dei social media e il loro controllo sul nostro modo di pensare e vedere. Troviamo dichiarazioni e testimonianze di chi ha preso parte alla nascita e alla crescita di Facebook, Twitter, Instagram, Pinterest ma anche Youtube e Google. Che dire, niente di nuovo. Fin qui.

L’obiettivo di questi 90 minuti d’intrattenimento non è indirizzare il fruitore del documentario verso una direzione precisa, ma bensì fornirgli degli spunti di riflessione e dialogo.

La rete e il mondo dei social sono nati con un scopo chiaro e nobile, connettere le persone di tutto il pianeta. Aggregazione, vicinanza e creatività, questi i propositi. Invece, il mezzo sembra essere sfuggito di mano ai suoi stessi creatori, come un genio che scappa dalla lampada.

Illustrazione di Diego Fabbri.

Nessuno si aspettava che vi fosse il rovescio della medaglia e, invece, ci ritroviamo immersi in una dimensiona coronata da fake news, disinformazione, illusioni che creano dipendenza e conseguente depressione. Nell’ultimo decennio il tasso di suicidio delle adolescenti è aumentato esponenzialmente: del 70% per le 15-19 enni e del 154% per le 10 -14enni.

Le fake news? Le notizie false fanno guadagnare molti soldi alle aziende. Una disinformazione a scopo di lucro. Su Twitter le fake news viaggiano 6 volte più veloce di quelle vere.

Vi siete mai chiesti come guadagnano i social? Alla fine non si paga per iscriversi, né per usufruire dei servizi offerti dalle diverse piattaforme. Oltre alla pubblicità come fonte di guadagno, vendono «il graduale, sottile e impercettibile cambiamento che generano nel comportamento e nella percezione degli utenti». I social offrono alle aziende certezze, che si basano su modelli predittivi sempre più sofisticati basati su masse di dati enormi. Prevedono i trend, bombardando gli utenti con proposte, suggerimenti, post e tweet.

“Se non stai pagando per un prodotto, allora il prodotto sei TU”, ecco il punto focale di The Social Dilemma.

Ora, il quesito, pardon, il dilemma, è possiamo liberarci da questi meccanismi? Grazie alla volontà collettiva, si. Possiamo abbattere questi modelli di business. Succederà? In pochi hanno voglia di abbandonare la propria comfort zone. Soprattutto se si tratta di svago e, tra l’altro, su misura per ogni utente.

Ma, per chi volesse provare a cambiare atteggiamento, gli esperti forniscono dei consigli pratici per provare a uscire da questo sistema, come disinstallare le app o le notifiche, non accettare video consigliati da Youtube ma “siate voi a scegliere ciò che volete vedere” o analizzare diverse fonti prima di pubblicare una news potenzialmente falsa. Per i più convinti: cancellare gli account social.

Il dilemma esiste, la sua soluzione, seppur complicata, pure.

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